Una storia che si chiama Moha

Una storia che ti apre il cuore, una storia di sofferenza, una storia di inclusione.

Mohamed adesso è felice, è stato accolto da una bella famiglia di Melito Porto Salvo a cui va tutto il merito per aver avuto un cuore grande, per aver superato pregiudizi e difficoltà burocratiche infinite e per averci tirato dentro in questa bella avventura.
In una Calabria spesso nota alla cronache per episodi non piacevoli, vogliamo sottolineare un racconto di “Vita” che ha per protagonista un giovane della Costa d’Avorio con un coraggio infinito.

under18

Grazie di cuore a “L’Umiltà di chiamarsi minors” per averla resa nota a tutti.
Vai Moha stupisci tutti ancora, noi siamo e saremo con te!
Nuovo Basket Soccorso

Dalla pagina Facebook “L’Umiltà di chiamarsi Minors”:

Mohamed Brad è nato in Costa D’Avorio. Mohamed non ha parenti. Solo un amico, di nome Bill, con cui condivide una grandissima passione per la pallacanestro. Nel suo paese, però, non c’è tradizione cestistica: per questo motivo decidono di trasferirsi in Marocco. Arrivati in Niger con pochissimi spiccioli, cercano di guadagnarsi i soldi necessari per il viaggio lavorando in un ristorante. Passata una settimana, il proprietario chiede curiosamente come mai quei due erano capitati da quelle parti. Avuta la risposta, chiama un suo amico, che si sarebbe offerto di portarli a destinazione. Mohamed e Bill accettano, ma non sapevano a cosa andavano incontro: “l’amico” li conduce in una prigione, perché questo li voleva vendere come schiavi. Vengono spinti verso l’entrata del campo, con i mitra puntati addosso. Privati delle scarpe, gli schiavi sono obbligati a chiamare telefonicamente i loro parenti, che li avrebbero potuti liberare soltanto pagando un riscatto. Ma Mohamed non ha parenti. E chi non aveva parenti, finiva stecchito.

L’unico modo per salvarsi è fuggire. Mohamed e Brad fanno conoscenza con un ribelle che aveva escogitato un piano di fuga per tutti gli schiavi del loro gruppo. Piano che, però, riesce a metà: ribelli e guardie inscenano uno scontro a fuoco, nel quale Bill perde la vita. Mohamed scappa per tutta la notte e, alla fine della sua corsa, trova un campo di grano dove riposarsi. Al suo risveglio, si vede un altro fucile puntato. Anche in questo caso era il proprietario, che gli chiede cosa ci facesse lì dentro. Raccontata la storia, il proprietario lo tiene e lo accudisce per un paio di mesi facendolo lavorare, finché non arriva il momento della scelta: tornare in Costa D’Avorio, o salpare verso l’Italia. Mohamed non ha dubbi. Passano altri due mesi, in casa di un amico del proprietario che una mattina, verso le 5, gli dice di andarsene. Il barcone era pronto. E, qualche giorno dopo, verrà ritrovato in mezzo al Mediterraneo dalla guardia costiera. Mohamed ha 17 anni. Ha dei nuovi amici, una nuova vita. E, terminate tutte le pratiche per il tesseramento, ora gioca in Calabria, in serie D. Nel Nuovo Basket Soccorso. Ho i brividi.